Kolkata, la Città della Gioia

Lasciamo Varanasi nel primo pomeriggio, io mi sono rimesso in piedi alla meglio, per l’ultimo viaggio in treno. Ci dispiace quasi tornare ai nostri comodi treni puliti, ci si fa l’abitudine alle ferrovie indiane. La notte è tranquilla e fresca. L’arrivo in città a Calcutta lo faccio appeso all’esterno del treno che scorreva lento per entrare in stazione, mentre mi passava davanti tutta la periferia. Uno dei più bei ricordi.
La stazione Howrah è un po’ uno spartiacque dell’India, prima di scendere c’è la nazione indiana, mentre Calcutta è molto europea: qui i taxi sono i mitici Ambassador, dei tuk-tuk nemmeno l’ombra. Il traffico è europeo, ci sono parchi, centri commercali, hotel di lusso, catena di ristoranti e di caffetterie… E poi gli slum.
La capitale del Bengala occidentale, la Città della Gioia, si estende in modo irregolare lungo la sponda orientale del Fiume Hooghly, un ramo del Gange. Nell’ex gloriosa capitale dell’India britannica siamo stati sopresi da un inizio di monsone: sotto un albero a bagnarci ugualmente. Poi visita al grande Victoria Memorial in marmo bianco, con una goffa statua della regina Vittoria di fronte, che ospita una nutrita collezione di oggetti storici anglo-indiani. Poi il mega mercato coperto e le antiche vie del centro.

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